Torino. Cancelli chiusi, lezioni annullate, esami saltati, lavoratori senza ufficio, il Magnifico Rettore sequestrato da un manipolo di studenti: si scalda così, senza preavviso, la giornata che precede l'avvio del G8 universitario di Torino. Tutto inizia giovedì in tarda serata con il rettore Ezio Pellizzetti che decide, di corsa e in solitudine, di chiudere per cinque giorni Palazzo Nuovo, la principale sede dell'università torinese. Ne dà notizia, alle 20 e con una semplice email, ai soli dipendenti dell'università che però per lo più lo apprendono l'indomani mattina, di fronte ai cancelli chiusi di via S.Ottavio.
Sbigottimento e sconcerto anche da parte degli studenti che, vistosi negare l'accesso alla sede di lezioni ed esami e sotto l'inclemente pioggia torinese, decidono di andar a chieder conto direttamente a Pellizzetti e partono verso il vicino rettorato di via Po. E si trovano per la seconda volta di fronte ad un palazzo sigillato.
A 500 metri dal rettorato, intanto, cominciano ad arrivare i primi ospiti internazionali del Turin Sherwood Camp, il campeggio organizzato dai collettivi studenteschi e dalla Cgil. Gli organizzatori prevedono di ospitare, oltre al centinaio di volontari, circa cinquecento studenti da tutta europa. L'aria è tranquilla.
Non così di fronte al rettorato: di fronte alle porte chiuse e al rifiuto del dialogo, si sa, la tensione aumenta. Gli studenti del Cua (il collettivo degli autonomi, vicino ai centri sociali) dispiegano uno striscione «Il Rettore chiude l'Università, l'Onda se la riprenderà, il dissenso non chiude». Si cercano vie d'accesso praticabili e alla fine un gruppo riesce a entrare. I ragazzi srotolano lo striscione e "sequestrano" il rettorato, chiudendo il povero Pellizzetti dentro al suo ufficio, con un'azione che gli stessi autori paragonano a quelle degli operai francesi verso i manager d'azienda. Inizia, finalmente, la trattativa. Il punto centrale gira attorno al concerto degli Assalti frontali, previsto per la serata: gli studenti lo vorrebbero, com'è ormai tradizione, nell'androne di Palazzo Nuovo, il Magnifico offre invece due aule della vicina palazzina Aldo Moro. Gli studenti non accettano, sgomberano il rettorato e si dirigono verso la palazzina Aldo Moro. La occupano interamente: il concerto si farà lì, sì, ma alle loro condizioni.
Rimangono davvero inspiegabili le ragioni del colpo di mano di Pellizzetti. Le stesse forze dell'ordine, che avevano assieme al tavolo d'ordine pubblico concordato un profilo basso, si dichiarano "sorpresi". Avrebbero preferito mantenere bassa la tensione garantendo alla rete anti-g8 l'accesso alle strutture universitarie, Palazzo Nuovo in primis. L'unica zona off-limits sarebbe dovuta essere quella del Summit, al Castello del Valentino, due kilometri più a sud.
Pellizzetti giustifica il proprio gesto con generici "motivi di sicurezza". Pare che invece che la motivazione alla base della sciagurata scelta sia maturata all'ombra della crescente insofferenza verso la divisione dei compiti venutasi a creare: al Politecnico gli onori del prestigioso Summit, a Pellizzetti le grane con il contro-vertice dell'Onda.
Ma non sarebbe stato più semplice, Magnifico Rettore, limitarsi ad accompagnare gli studenti nelle loro non di certo assurde richieste? E cosa infatti c'è di più vicino alla missione dell'università che farsi luogo di dialogo, anche se aspro? Non lo sa forse che l'Onda è così, che basta un attimo che si gonfia, che basta una strettoia o un ostacolo che in un attimo si fa schiuma, ribolle, mugghia ma di certo non s'arresta?

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